Idee per smantellare il paradigma declinista che disorienta gli economisti

Né pietrificata dalle bocciature delle agenzie di rating, né appagata dai buoni fondamentali dell’economia italiana. Per superare le turbolenze di queste settimane, la classe dirigente del nostro paese deve innanzitutto cambiare attitudine. Ne è convinto Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, che in un colloquio con il Foglio prova a sfatare il “paradigma declinista” con evidenze molto concrete.
12 OTT 11
Ultimo aggiornamento: 20:41 | 17 AGO 20
Immagine di Idee per smantellare il paradigma declinista che disorienta gli economisti
Come l’“anomalia” Veneto: “E’ una delle poche regioni in cui il piano casa approvato dal governo nel 2009 ha funzionato egregiamente. E allo stesso tempo è la prova che l’economia si riprende se lasciamo spazio alle energie vitali del paese”. Secondo il presidente di Confedilizia, infatti, “il Veneto è la regione che ha applicato in modo più ‘liberale’ il piano casa. E il risultato sono oltre 25 mila progetti approvati in nemmeno due anni, dal luglio 2009, per un fatturato attorno a 1,5 miliardi di euro”. Si tratta di molto denaro, “mobilitato” per ampliare edifici, ristrutturare abitazioni, migliorare le prestazioni energetiche di case e capannoni o installare impianti fotovoltaici. Tutte operazioni – ragionano nell’esecutivo alcuni ministri oggi al lavoro sul decreto Sviluppo – di cui beneficiano soprattutto forza lavoro e industrie nazionali. In Veneto è andata meglio che altrove – con interventi tre volte più numerosi rispetto alla seconda regione, la Sardegna – grazie ai minori vincoli imposti ai cittadini: l’ampliamento, come anche la demolizione e la ricostruzione, sono possibili per edifici di ogni destinazione d’uso e volume, inclusi quelli in fase di realizzazione; è consentito l’ingrandimento di attrezzature all’aperto (esempio: impianti sportivi e ricreativi); e la nuova legge approvata nel 2011 consente ampliamenti ancora più significativi per chi migliora la prestazione energetica dell’edificio, oltre ad aprire a interventi pure nei centri storici. “Proprietari di case e condomini sono i protagonisti di questo ‘stimolo all’economia’ che viene dal basso – commenta Sforza Fogliani – Il problema è che alcune regioni, magari per motivazioni di pura appartenenza partitica, non hanno sfruttato la possibilità offerta dall’esecutivo”.
Nel governo c’è chi prende nota di quanto avvenuto in Veneto. E ora il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sta studiando con interesse anche altre proposte che Confedilizia fa per tornare a crescere. Primo, la liberalizzazione dei contratti di locazione a fini non abitativi. Secondo: “Con qualche accorgimento fiscale – spiega Sforza Fogliani – differenziando in modo rilevante oneri e contributi di costruzione, potremmo inoltre rendere conveniente la ristrutturazione di immobili spesso inutilizzati, raggiungendo il duplice scopo di avviare lavori diffusi e risparmiare sul consumo di suolo”. Il presidente di Confedilizia suggerisce di sperimentare la “gestione diretta dei servizi da parte dei cittadini: affidiamo la manutenzione e la cura dei nostri rioni a comitati di cittadini in cambio di sgravi fiscali, come negli Stati Uniti”.
Sforza Fogliani ha più fiducia negli individui che nelle associazioni di categoria: “Alcune di queste – osserva – ormai fanno business a danno dei propri associati, si felicitano di creare ostacoli che poi saranno chiamate a risolvere dietro compenso”. Ancora: “Nei Tar di tutt’Italia Confedilizia si è battuta contro l’obbligo di dotare ogni immobile del cosiddetto ‘libretto casa’, una sorta di carta d’identità dell’immobile, e finora abbiamo vinto. Ma c’è chi (professionisti soprattutto) insiste per introdurlo; in questo modo infatti hanno modo di lucrare grazie al ‘buro-indotto’, cioè tutto quel lavoro che è indotto dalla burocrazia. Di esempi ce ne sono altri, non solo nel mondo dell’edilizia: “Si prenda quanto accade in Confindustria – dice Sforza Fogliani – Comprendo Sergio Marchionne che ne è uscito, e lo giustifico. Da sostenitore della contrattazione aziendale capisco che all’ad di Fiat non abbia fatto piacere vedere l’articolo 8 della manovra, che rafforzava i suoi accordi in fabbrica, non certo appoggiato in pubblico, per usare un eufemismo, dal presidente degli industriali affiancata dai leader sindacali. L’associato confindustriale Marchionne non è stato sicuramente aiutato”.
Governo e associazioni dovrebbero tirare le conseguenze di tutto ciò: “Che l’economia italiana abbia buoni fondamentali l’hanno detto tutti, e forse troppo a lungo – conclude il presidente di Confedilizia – Il punto è che questi ‘buoni fondamentali’, come l’elevato risparmio privato del paese, vanno liberati dalle catene di una burocrazia e di uno stato che, come dimostra la crisi europea, si sono oramai troppo appesantiti”.